Katia's profileOpen your eyesPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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Open your eyesJune 05 bo Scoprì una scatolina di legno scuro, intagliata con pazienza. Sulla parte superiore un airone con le ali distese, pronto a spiccare il volo. Perfetto e reso quasi reale dalle mani precise di un'anziano artigiano. Becca seguì i contorni con le dita e non si accorse di sorridere. Aprì la scatolina e all'interno trovò una foto in bianco e nero. Restò ferma con il cuore che le feriva le orecchie. Sollevò il viso e guardò suo fratello.Non capiva. Posò nuovamente lo sguardo sulla fotografia, poggiando la scatolina sul tavolo da pranzo. Una piccola istantanea. Due visi presi troppo da vicino. Il suo e quello di suo padre. Occhi limpidi screziati di luce. Le sue piccole braccia tese a tenere una macchina fotografica troppo pesante.Il sorriso caldo di suo padre e la sua pelle morbida sulle sue guance da bambina. Una scia di luci sfocate dietro di loro. La notte prima. -Cucciola,sei sicura di farcela? La tengo io se vuoi.E' troppo pesante per te.- -No papà,ce la faccio.Cosa devo schiacciare?Ma quanto pesa! Dai papà, RIDI!- E sorridevano.Sorridevano a quell'obbiettivo che li rifletteva felici nell'inquadratura ravvicinata. Per entrare in un ricordo infinito. La mattina dopo suo padre sarebbe partito per Nairobi. Avrebbe sviluppato quella foto scattata da lei e gliela avrebbe inviata insieme a un piccolo dono. Era una promessa. Ma quella stessa foto la rivedeva solo ora. Ormai adulta. Suo fratello le spiegò che aveva ritrovato quel rullino dentro la scatolina. Era tra le cose di suo padre. Quelle che ancora si trovavano in quel vecchio magazzino africano... e basta.mi sono rotta di scrivere.Non pubblico più niente.Resta sulla carta.e forse non finirà mai.tanto.. June 05 finalmente“Accidenti che caldo insopportabile oggi. Si stava decisamente meglio a Dublino. Ho bisogno di un paio di docce e di qualcosa di commestibile. Sull’aereo credo di aver mangiato qualcosa di non troppo diverso da un pezzo di cartone”
“Certo tesoro. Noi abbiamo appena finito la seconda portata,ma ho abbondato con le dosi e posso rimediare un bel piatto di pasta. Altrimenti,non so. Dimmi tu, così mentre sei di la posso prepararti qualcosa”
“Non preoccuparti mamma,va bene qualunque cosa. Ah, ho dei regalini per voi due, non ve la filate!”
Becca e Francesca si scambiarono sguardi di sufficienza fingendo la massima indifferenza all’idea di ricevere un regalo. Ma in realtà tutte e due fremevano di curiosità. E Max lo sapeva bene. Per questo avrebbe lasciato sulle spine le due donne il più a lungo possibile.
“Faccio una doccia e arrivo.”
Il ragazzo si allontanò lasciando un buon profumo maschile dietro di sé. Appena fu sparito dalla loro visuale, le ragazze si lasciarono andare alle più bizzarre ipotesi in relazione al regalo che avrebbero ricevuto. Ovviamente la più fantasiosa era Francesca che incominciò a pensare ad oggetti anche impossibili da trasportare.
“Avanti Fra. Come può averti regalato un set di valigie Gucci? O un cappotto Armani? Hai visto il suo bagaglio? E poi scusa, queste cose ce le hai già e ad ogni servizio di moda ricevi tanta di quella roba! Sei davvero incontentabile”
La madre sorrideva da dietro l’isola attrezzata della cucina, osservando le due ragazze chiacchierare.
Francesca parlava gesticolando e saltellando da una parte all’altra della grande cucina, Becca la ascoltava divertita restando appoggiata alla credenza e tenendo le braccia snelle e abbronzate incrociate dietro la nuca.
“Allora? Quanto siete curiose? Scommetto che ormai siete al limite”
Divertito, Massimiliano era tornato in cucina indossando una T-shirt bianca e un jeans strappato. I capelli erano tornati ribelli e adesso i muscoli erano più evidenti sotto il cotone leggero della maglietta.
“Regalo? Quale regalo? ah..si..avevamo rimosso, figurati”
Le facce poco convinte che si girarono verso di lei fecero sorridere Francesca.
“Ah,va bene, allora nulla. Becca, per favore, mi prenderesti il borsone? Tanto a miss Polpetta non interessa. Magari li do tutti e due a te.”
“Dai Massy, finiscila. Dammi il mio regalo. Sono o non sono la tua polpetta preferita?”
La risposta dell’uomo fu interrotta sul nascere dall’arrivo di Becca che appoggiò il pesante borsone su una sedia della cucina. Al cenno del fratello fece scorrere la zip che chiudeva il bagaglio e dopo averli presi, poggiò sul tavolo tre pacchetti coloratissimi,ma molto diversi tra loro.
Il primo era pieno di strass e nastri colorati. Non poteva non essere di Francesca che lo scartò in meno di tre secondi.
Un elegantissima scatola bordeaux chiusa da una fascia di velluto nera annunciò la natura del regalo. Almeno alla giovane donna che capì subito che quella scatola altro non era che lo scrigno contenente le scarpe più belle del mondo. Lo stilista che rendeva regina ogni donna con le sue creazioni, aveva realizzato anche quelle contenute nella scatola tra le sue mani.
Becca era spazientita. Aveva scartato tutto in un istante e ora si rigirava tra le mani quella scatola nemmeno contenesse il sapere del mondo. “Ma la apri o no quella scatola? Sono cioccolatini?”
Lo sguardo di Francesca la fulminò.
“cioccolatini? Qui c’è un sogno e tu parli di vile cioccolata? Sono emozionata..”
Tra lo sconcerto dei parenti, la ragazza si decise e lasciò cadere il nastro di velluto e il coperchio del contenitore, scoprendo un paio di sandali neri, altissimi e molto eleganti.
“Li ho fatti disegnare per te. Gli ho mostrato un paio di tue copertine e son venute così. Ci lavoro spesso e mi doveva un favore. Ti piacciono?”
Quelle parole gonfiarono ulteriormente l’ego di Francesca che iniziò a ringraziare il fratello e il resto del mondo mentre indossava all’istante i sandali nuovi.
La videro sparire, ovviamente sfilando, nel salone vicino.
“Immagino questo sia per me”
“Non c’erano dubbi,vero?”
Un piccolo pacchetto ricoperto di stoffa, chiuso da rafia colorata e fiori di carta profumati.
Becca lo aprì con delicatezza, quasi accarezzandolo. January 06 ho perso il conto“Mamma!” “Ma si può sapere che ci fai dietro la porta?” Becca fissava stupita la madre che sembrava quasi essersi improvvisamente svegliata da un sogno ad occhi aperti. “Stavo..ero qui..il pranzo..è pronto” E senza aggiungere altro,Carla voltò le spalle alla figlia dirigendosi verso le scale. Arrivata al primo gradino si fermò voltandosi verso la figlia ancora ferma sulla porta della camera. “Becca,io ci provo. Ci provo da sette anni. Ma non riesco a non sentirmi in colpa. Non riesco a non pensare che avrei potuto evitarlo,che avrei potuto in qualche modo fermarlo. E il pensiero di dover partire domani,di dover rivivere tutto..è troppo per me.” “Sai benissimo che non è colpa tua. Sarebbe accaduto comunque. Doveva andare così e..” “Smettila!Mi sono sentita ripetere queste parole centinaia di volte da persone che spesso nemmeno conoscevano tuo padre. Sciacalli pronti a banchettare sul dolore altrui. Come sciacalli sono tutti quelli che dovrò incontrare domani. Cosa vogliono da me?Cos’altro vogliono da Victor?perchè non mi lasciano in pace?Perchè?” Il viso coperto dalle mani e i singhiozzi finalmente esplosi lasciarono Becca impietrita. Non aveva mai visto piangere la madre in quei lunghi sette anni. Adesso all’improvviso si sentiva inadeguata a fronteggiare quell’ennesimo dolore. Ma lo stupore e la paura iniziali lasciarono presto spazio ad un caldo abbraccio alla madre. E mentre la teneva stretta a sé,Becca si chiedeva cosa intendesse dire la madre e perché, domani, era convinta di incontrare persone così terribili. -------------------------------------------------- Dall’ingresso si sentiva una voce che aumentava insieme al rumore dei passi:”Ho la sensazione di esser la rompiscatole di famiglia,ma io vorrei tanto sapere perché quando dico che ho fame tutti spariscono..e poi magari si lamentano che mangio anche le loro porzioni!E non venitemi a dire che..mamma..che succede?” Francesca assunse un aria preoccupata arrivata all’inizio della grande scala in legno.In cima le due donne ancora abbracciate la guardavano con occhi lucidi. Asciugando le lacrime,la madre si rivolse alla ragazza:”Niente tesoro,pensiero triste,ma già mandato via.” “E’ per domani vero?Sei triste per domani.”Francesca adesso aveva un espressione cupa sul viso. “Non potranno farti nulla mamma. Ci saremo noi al tuo fianco e ci sarà anche Max. Adesso scendi,altrimenti si fredda tutto,vieni.” La madre guardò la figlia che le sedeva accanto e le fece un piccolo cenno. Si rialzarono insieme e scesero le scale raggiungendo la ragazza che con un sonoro bacio sulla guancia della mamma,aveva ripreso il consueto buonumore. “Fra,dopo pranzo io e te dobbiamo fare una chiacchierata” La richiesta di Becca non prevedeva ovviamente rifiuti e Francesca non aveva intenzione di contraddirla. Sapeva quanto fosse testarda la sorella e non aveva certo voglia di rovinarsi l’abbondante pranzetto che l’aspettava. Il pasto fu consumato in un clima di ritrovata serenità.L’allegria era tornata a far capolino,così come la curiosità di Carla nei confronti della figlia maggiore. “E allora?come vanno le cose nella mia bella Toscana?Lavoro?E quel bel gattone che avevi adottato?Stai con qualcuno?E il tizio delle persiane si è fatto più sentire?La sera mangi?” Becca giocherellava con il cibo durante la raffica di domande della madre assumendo via via espressioni diverse che a Francesca non sfuggivano,specie al “STAI CON QUALCUNO?”che appariva ogni due o tre domande completamente diverse. Ed era mentre la sorella più grande alzava gli occhi al cielo che la ragazza faticava a trattenere le risate dietro un tovagliolo color zafferano. “Mamma,va tutto bene,mangio,lavoro,Iron sta bene,le persiane funzionano e NO!non sto con nessuno. O forse si..chissà..”Il sorriso sornione accompagnato alla frase era perfetto per far spalancare gli occhi alla madre che tra il preoccupato e il divertito invocava un paio di Santi affinché sistemasse la testa ad almeno una delle figlie. “Certo,con me ormai ha perso le speranze,quindi ti tocca cara sorellona!” L’aria complice e divertita della ragazza fece capire a Becca di aver lasciato quelle due da sole per troppo tempo. Non riuscì a replicare raccontando alla madre del nuovo flirt della sorella perché il suono del campanello la interruppe. “Massimiliano!” Carla appoggiò velocemente il tovagliolo di cotone sul tavolo e si affrettò a raggiungere la porta d’ingresso,mentre le due ragazze si alzavano lentamente lanciandosi uno dei tanti sguardi di sfida che da piccole avevano imparato bene a sfoderare in simili momenti. “Brutta mostriciattola che non sei altro!Ti diverti quando mamma mi sfinisce,vero?Appena mi capiti a tiro però..” “Dovresti vederti. Fai delle facce!però dai,non dire a mamma di Simone. Ti prego ti prego sorellina preferita mia…” “Non mi convinci poppante!è inutile che usi il faccino da vittima. Ti conosco bene ormai,io non..MAX!” Alle spalle di Francesca era apparso un uomo alto e dal sorriso luminoso. La ragazza si voltò di scatto e corse a metter le braccia al collo del suo fratellone che ricambiò l’abbraccio cingendola con un solo braccio. “Sei sempre più bella,eh,Cica?e poi,possibile che state sempre a beccarvi voi due?Ma quando crescete?” Becca sorrise. Suo fratello era bellissimo. Il classico fratello per il quale riesci ad avere un sacco di amicizie,visto che tutte,più o meno spudoratamente,ambiscono a suo cuore. E a ragione. Massimiliano ha 32 anni. Enormi occhi neri,naso perfetto e viso definito. I capelli,neri anch’essi,oggi avevano un po’ più gel del solito e quindi un aspetto un po’ meno ribelle. Alto poco meno di 1,90,indossava un paio di jeans chiari e una semplice t-shirt blu che si intravedeva da sotto la giacca leggera. La borsa del portatile,lo zainetto con la sua inseparabile attrezzatura e un borsone griffato erano poggiati ai suoi piedi. “Adesso che ci sei anche tu,c’è più gusto a beccarsi!” “Quanto ti odio..vieni qui e abbracciami,testa buffa!” Becca gli fece una smorfia sorridente e lo abbracciò. In fondo era l’unico uomo che poteva chiamarla in quel modo. December 02 eccoloE visto che non concludo molto..scrivo.Ma mi annoia parecchio battere al pc.se vi va ve lo leggete qui.Per ingrandire cliccateci su..Solo una pagina..mi annoio anche a scansionare..Allegriaa.. November 02 forse dovrei numerarli..Quando la madre arrivò davanti alla porta della camera per avvertirla che il pranzo era pronto,non riuscì a muoversi.Restò con il pugno chiuso a pochi centimetri dal legno di noce che la separava dai singhiozzi di sua figlia.E rivisse tutto.Di nuovo.
Sette anni.
Sette anni che non sentiva la sua voce,sette anni che non si perdeva nel suo sorriso,sette anni che piangeva ogni notte.
Avevano trascorso una bellissima serata insieme.La cena in quel bel locale vicino agli Champs Elysees,il viso impiastricciato di cioccolata di Francesca e i due fratellini più grandi a parlottare passeggiando lungo i viali.Sempre così complici quei due.Massimiliano già allora somigliava tantissimo al padre e non vedeva l’ora di seguirne le orme. La serata piacevole,anticipazione di una calda estate,le luci dei lampioni,la sagoma della torre.Carla sentiva ancora tutto addosso. “L’ultimo viaggio” sussurrò ad un certo punto Victor all’orecchio destro della moglie. “Cosa?” rispose stupita la donna scostandosi un po’dal forte abbraccio del compagno. Francesca si divincolò dalla mano della madre per correre verso i fratelli a pochi passi di fronte a lei. “Francesca!Attenta!” “Non preoccuparti mamma,sta con noi”risposero in coro Massimiliano e Rebecca,stringendo le manine della piccola che continuò la sua passeggiata tra i due ragazzi. Rassicurata Carla rivolse lo sguardo verso gli occhi neri del marito che adesso guardava i bambini. “Domani sarà l’ultima volta che vi lascio soli.Ho deciso.Niente più viaggi in giro per il mondo,niente più avventure.Domani prenderò l’aereo per Nairobi,ma sarà l’ultimo.Voglio godermi i miei figli,voglio fare a loro le mie foto.Voglio andare a prenderli a scuola,voglio svegliarmi con i loro piedi in faccia se capita.Voglio viverli. Ho visto l’alba al polo sud,il tramonto nel deserto e la vastità dell’oceano.Ho visto nascere cuccioli di panda,capanne di fango e grattacieli infiniti. Eppure non c’ero quando Becca ha detto la sua prima parola,non c’ero al primo giorno di scuola di Massimiliano e non so quando Francesca ha iniziato a ciucciare la sua copertina.Capisci?Mi manca tutto questo.” Carla lo guardava senza riuscire a trovare le parole. “Al ritorno da Nairobi resterò con voi e finalmente potremo iniziare la nostra vita insieme.E se avremo voglia di viaggiare lo faremo tutti insieme” La donna continuava a camminare guardando stupita il viso del suo uomo che adesso la guardava sorridendo. “Allora?te la senti di avermi ogni giorno tra i piedi?” Un forte abbraccio fu la risposta più chiara che potesse ricevere.E lui la ricambiò fermandosi in mezzo al viale e affondando il viso nei capelli castani che tanto amava. Quando i bambini si voltarono e si accorsero dei loro genitori abbracciati sorrisero furbamente tra loro.Il loro papà non li avrebbe più lasciati soli. Si era fatto tardi per Francesca che dava ormai evidenti segni di “cedimento”.Decisero di avviarsi all’automobile per tornare a casa. Quella famiglia sprizzava gioia da tutti i pori. Arrivati di fronte alla porta di ingresso,Carla stringeva tra le braccia un’addormentata Francesca e Victor teneva per mano i due piccoli. Il due Labrador di casa li accolsero rumorosi.Massimiliano corse nella sua cameretta seguito dai cuccioloni.Il giorno dopo avrebbe accompagnato il padre all’aeroporto insieme alla nonna e si sentiva euforico. Carla,dopo aver messo a letto la piccola,si avviò in camera aspettando il suo compagno che nel frattempo aveva preso Becca in braccio per accompagnarla nella sua camera.
“Non andrai più via,vero?” La bimba lo guardava con gli occhi più belli che il padre avesse mai visto.Occhi grandi e profondi,carichi di aspettative e felicità sopita da troppo tempo. “Te lo prometto cucciola.Non ti lascio più.” Con un bacio la lasciò sul letto morbido e attese, seduto accanto a lei,che quegli occhi ora ancora più luminosi si chiudessero. Si alzò poco dopo guardando ancora quel sorriso sul volto della figlia,spense la luce e chiuse la porta. A pochi passi da lui,l’altra donna della sua vita, sentiva il cuore scoppiare,e lui non aveva intenzione di farlo smettere. October 16 nuovo spezzone“Tesoro, sei qui..”esclamò la madre con voce tremante. Si asciugò velocemente le mani nel grembiule giallo che indossava e corse ad abbracciare la figlia che la stava già stringendo con gli occhi da quando l’aveva vista. Francesca le sorprese così sulla soglia della cucina. “Mamma, finisci di stritolare la mia sorellina!Lasciala andare a fare un bel bagno e falla stendere un po’. Io ti aiuto con il pranzo”. Le due donne sciolsero l’abbraccio per guardare con occhi interrogativi la ragazza che intanto aveva indossato un paio di jeans e una maglietta che faceva la linguaccia. “Si, ok, magari non aiuto proprio, ma serve sempre il sostegno morale, no?” Il suo sorriso bambino finì per far ridere Becca e la madre, roteando gli occhi e scuotendo la testa, le fece segno di entrare in cucina. Saltellando e sorridendo allegra Francesca si rivolse alla sorella: “Bhe..almeno vi faccio ridere!” Mentre con una faccia buffa si stringeva tra le spalle e si rubò il gran bacio che la sorella non riuscì a non darle. E mentre Francesca entrava in cucina dando una pacca sul sedere della madre, Becca uscì dalla cucina fermandosi dopo pochi passi. Si voltò verso la madre che senza darle tempo di formulare la domanda annuì con la testa. “E’ sempre camera tua. Va pure.” Le scale di legno che portavano al piano superiore risuonavano dei suoi passi lenti. La camera che l’aveva vista bambina era sulla sinistra, accanto a quella dei suoi genitori. Rimase ferma con la mano sulla maniglia per qualche istante. Non entrava lì dentro da molti anni. L’ultima volta lo aveva fatto tra le braccia di suo padre che l’adagiava sul letto augurandole la buonanotte. Abbassò la maniglia d’ottone e lentamente spinse la porta verso l’interno. La colpì il profumo di fresco e la leggera luce che filtrava dalle persiane semichiuse. Una leggera brezza faceva muovere appena le tende chiare. Sua madre aveva riaperto quella camera per lei. Silenzio. Non sentiva più nemmeno il frinire delle cicale sugli alberi secolari. Ma sentiva il suo cuore. Forte dentro lei. Come impazzito. Le pareti con i disegni di lei bambina, gli scaffali ricolmi di libri d’arte e i due orsetti spelacchiati. La cesta con i giochi, le farfalle di stoffa e gli aironi di carta. E ancora foto, foto, foto. Occhi che scorrono in ogni angolo. L’africa, l’Amazzonia, la Thailandia, e un grande fiume. Margherite immortali tra le pagine di un libro, il Moleskine di suo padre sul letto. Respiro mozzato. Era ancora li. Nonostante fosse stato rifatto il letto, nonostante fossero passati 17 anni. Un respiro. Due. Occhi che si chiudono. E si riaprono per accarezzare la copertina nera. Becca si siede accanto al letto. Sente il cotone morbido del tappeto sulla pelle. Allunga la mano che trema visibilmente e prova un brivido sfiorando la copertina. E lentamente, come in trance, fa scorrere via l’elastico ormai sfibrato e che gira due volte attorno al piccolo volume. Il colore delle pagine è reso più vivo dallo scorrere del tempo che lo ha visto silenzioso guardiano di quella camera senza tempo. Ogni pagina ruba un battito, attrae lacrime calde. Poesie e disegni. Istanti impossibili da catturare con una macchina. Momenti consegnati nelle sue mani bambine attraverso tratti veloci di grafite. Un fiore, due passeri, una quercia e un gruppo di leoni. E parole. Raccolte ogni notte. Per lei. Poesie che raccontano eventi straordinari di una giornata che per il resto del mondo era ordinaria. Poesie di suo padre. September 18 continua..L’auto era parcheggiata a pochi metri da uno di quei ristoranti veloci,un fast food dove la gente perde la propria individualità per trasformarsi in automi con un vassoio in mano. A Parigi come a Roma, a Stoccolma come a New York. Becca osserva il veloce via vai di persone. In una mano la 24 ore,nell’altra un sacchetto di carta bianco con il fondo rigido per non far rovesciare le bibite. Francesca continuava a parlare, a raccontare del suo ultimo amore tramontato a causa di un banale litigio,di quanto odiasse quello “stupido maschilista” e di come lo avrebbe volentieri preso a calci. Il silenzio successivo dimostrò quello che la sorella maggiore sospettava. Era ancora innamorata. Le diede una pacca affettuosa sulla nuca mentre lei apriva il bagagliaio della sua C3 e il sorriso riapparve sul suo viso perfetto. Si lasciarono la città alle spalle e si diressero verso la campagna francese. L’auto adesso scivolava veloce su una strada quasi deserta,abbracciata da grandi alberi e prati già verdi. Becca abbassò il finestrino indispettendo la sorella che senza aria condizionata non riusciva a guidare. Ma non le importava. Aveva ascoltato tutti gli eventi degni di nota degli ultimi sei mesi,con il sottofondo piacevole del cd di un cantante francese che non conosceva e adesso voleva il vento. Lo voleva tra i capelli che si muovevano come impazziti,lo voleva sulla pelle abbronzata dal sole africano,lo voleva respirare. Il profumo dei girasoli, dell’erba fresca,della corteccia. Tutto le risvegliava i sensi, le regalava ricordi bambini. Mentre quelle note sconosciute le scivolavano accanto aprì gli occhi e la vide. Da dietro la grande curva,nascosta da quel platano che sembrava esser li da sempre, le apparve la sua casa. Una casa che rispondeva davvero a quel nome. Non un appartamento di pochi metri quadri incastonato magistralmente tra tanti altri. Quella era la sua casa. E prima ancora lo era stata del nonno paterno. Arrivarono al viale di ingresso e i pneumatici dell’auto fecero quel caratteristico rumore sulla ghiaia che come un tappeto portava al grande portone di legno. Scesero dall’auto,avrebbero preso dopo il bagaglio. Becca prese soltanto la sua sacca,e insieme alla sorella, si avviò attraverso il giardino che profumava di rose ed erbe aromatiche. Inspirava quegli odori che conosceva bene. Chiuse per un istante gli occhi verdi. Basilico,rosmarino,menta.. E si vide bimba correre a raccogliere le foglioline profumate per la mamma ,sotto il caldo sole estivo. Si vide fermarsi di botto a guardare i Labrador del nonno che sonnecchiavano all’ombra della grande quercia a destra della casa. Contò di nuovo i passi che la separavano da quei mansueti cucciolini,capaci di sopportare qualunque cosa venisse loro fatta da quella buffa creatura traballante tutta ricci rossi. E i fiori a lato del selciato,e le piccole formiche che le solleticavano le dita, la paura e l’ammirazione per i ragni e per le loro raffinate tele colorate dalle gocce di rugiada. Ogni cosa le ricordava che era a casa. Il portone si aprì con un lieve cigolio. Era ancora quello costruito dalle sapienti mani del nonno. Si sentì investire da un intenso profumo.In cucina qualcuno preparava pietanze che solo a sentirne il nome ci si saziava.Attraversò l’ingresso e desiderò fortemente togliere le scarpe per poter sentire nuovamente il cotto del pavimento sotto i suoi piedi.Arrivò alla sala da pranzo mentre Francesca l’avvertiva che saliva nella camera al piano di sopra e le indicava la cucina.Becca sorrise e lentamente si avvicinò alla porta di noce da cui provenivano rumori di stoviglie.Accarezzò la parete fresca tinta di un tono di ocra particolarmente caldo. Rimase li. Sua madre affettava con fare sicuro alcune delle verdure colorate che riempivano per buona parte il grande tavolo di legno massiccio.Faceva caldo. La cucina moderna e funzionale aveva da tempo sostituito il vecchio forno a legna e le lampade a olio.Eppure sembrava li da sempre.Il metallo lucido splendeva della luce che entrava dalle grandi finestre incorniciate da mattoni e rifletteva le grandi travi di abete che correvano lungo il soffito segnando la larghezza della stanza. Sua madre alzò gli occhi e la vide. Becca era casa.
September 15 oggi cucino io!che sembra il programma della Clerici ma così non è..mammaquantecosedevofare!!incrociamo le dita.il menù sarà pubblicato sull'altro blog..forse.. September 04 e continua..
-Si,sono Aurelio. Ha forse ascoltato qualche mio cd?Le è piaciuto? - Qualche? Signor Marsi..io le ho pagato almeno un paio di sedili e metà carrozzeria della sua ultima auto! Dire che l’adoro mi sembra poco, non immagina quante volte la sua musica mi ha tenuto compagnia,per non parlare delle foto di copertina.. bellissime.. ma le scatta lei?E.. accidenti, forse mi sto lasciando prendere dall’entusiasmo,mi scusi.. - Non deve scusarsi. A me fa solo piacere. Ma mi dica di lei.. oltre ad ascoltare un vecchio strimpellatore cosa fa?E come mai si dirige a Parigi? Rebecca non fece in tempo a rispondere che il comandante avvisò che Parigi era sotto di loro e che a breve sarebbero atterrati in condizioni di visibilità ottime. Dopo aver ascoltato trepidante la comunicazione,Becca potè finalmente rivolgersi al suo interlocutore rispondendo alla sua domanda -Sono un archeologa. Mi chiamo Rebecca Mc Steel. La stretta di mano questa volta fu molto più piacevole. - Tengo a precisare che sono fiera della mia parte italiana,mia madre è toscana,ma non posso non amare anche la parte irlandese donatami da mio padre. Che tra l’altro è anche molto evidente! Rise accarezzandosi i lunghi capelli.. -Mio padre era di Dublino,un bella città,sa?E li avrei dovuto essere tra due giorni. Ma che vuole farci, imprevisti e cambi programma sono all’ordine del giorno con me!Per questo eccomi qui,su un volo per la Francia a parlare con il mio pianista preferito. Direi che come inizio giornata non c’è male.. “I signori passeggeri possono slacciare le cinture di sicurezza. Grazie per aver viaggiato con noi.” L’aeroporto era affollato di gente,anche qui centinaia di persone si ignoravano correndo freneticamente da una parte all’altra,pensando a mille cose diverse e dimenticando la bellezza di un attesa,la poesia di uno sguardo,l’eleganza delle nuvole che si accingevano ad avvicinare. Anche stavolta,come ogni altra volta,si incantò nello sguardo di una bambina. Una bambolotta di forse due anni che fissava incuriosita il pavimento di fronte ai banchi del check-in. La madre in preda al nervosismo litigava con la ragazza che le spiegava per l’ennesima volta le precauzioni antiterrorismo e il divieto di portare liquidi a bordo. Evidentemente la signora teneva molto ai suoi profumi. Intanto la bimba continuava nella sua attenta e scrupolosa osservazione. I ricci biondi che le incorniciavano il bel viso le ricadevano spesso davanti agli occhi,e lei li scostava inutilmente con fare da piccola donna quasi infastidita da quelle continue interruzioni. Il vestitino di lino diventava troppo corto per il modo in cui si era accoccolata. La testa quasi all’altezza delle ginocchia le permetteva di osservare meglio quello strano materiale che al tatto sembrava quasi morbido. L’espressione interrogativa era molto buffa per Becca,ma non per la madre che,accortasi che la piccola toccava a terra la tirò su per un braccio. Ruppe un incantesimo. Per gli adulti quello è solo un pavimento. -E se le proponessi un bel giro turistico della città?Ho un auto che mi aspetta all’ingresso.Non faccia complimenti. La voce del signor Marsi la riportò con lo sguardo al nastro trasportatore dove danzavano moltissime borse dei più svariati colori e modelli. In un'altra situazione Becca avrebbe accettato senza pensarci troppo, ma aveva un impegno importante e qualcuno la stava aspettando. Così come stava aspettando di veder apparire il suo trolley(che si,va bene viaggiare leggeri, ma a Parigi doveva restarci almeno due settimane!).Reclinò il gentile invito, promettendo però di far di tutto per andare ad ascoltarlo al concerto. Il pianista la salutò un po’ deluso, ma convinto di poterla rivedere presto. A Becca non rimase che attendere paziente che quel malefico marchingegno rilasciasse il suo bagaglio ormai ostaggio da ore. Assunse un espressione contrariata.. Ricordava ancora quel viaggio in Nepal con suo padre quando aveva 4 anni. Al ritorno in Italia il suo zainetto le era passato davanti su quel nastro nero,ma né lei,né il padre che parlava con un altro uomo,avevano fatto in tempo a raccoglierlo. Ovviamente Becca non capì la tranquillità del padre. Lei mica lo sapeva che quell’affare girava in circolo!Senza pensarci salì sul nastro infilandosi dietro quelle spesse strisce di plastica che nascondevano il suo piccolo zaino urlando:”RIDAMMELO! È MIO!”e scatenando l’ilarità dei presenti. Ilarità che andò aumentando quando suo padre la tirò fuori per una gamba,mentre lei,grintosa più che mai, continuava ad allungare le braccia paffutelle alla ricerca del suo piccolo tesoro. Cosa ci sarà mai stato da ridere,pensò.. Il sole era ormai alto e all’uscita dell’aeroporto Becca fu felice di lasciarsi finalmente alle spalle il gioioso gruppetto di coppiette cercando di immaginare quante avrebbero resistito per più di un anno,e mentre rideva pensando alla durata media delle sue storie, un urlo inconfondibile le ricordò dove si trovava. -Rebecààà! Nessuno riusciva a parlare un francese più finto di Francesca.. -Rebecàà! La ragazza che le veniva incontro saltellando e rischiando di finir sotto un paio di taxi,aveva capelli cortissimi,occhi blu e un corpo da modella. Indossava un top coloratissimo e una gonnellina di jeans che incrementava ulteriormente la già imbarazzante lunghezza delle sue gambe. Gambe che probabilmente facevano passare all’istante le arrabbiature dei tassisti costretti a frenare di botto,ma felici di poter poi godere di un simile spettacolo. - Mon trèsor! Becca alzò gli occhi al cielo,sorrise scuotendo la testa e pregò che quella matta arrivasse a lei sana e salva. Ci arrivò. Col fiatone. -Francesca! Prima o poi finisci al posto delle strisce pedonali.. ma ti pare modo di attraversare? Ma la ragazza non sembrava interessata alla ramanzina, quanto piuttosto a come abbracciare il più possibile la sorella. - O Becca!Che bello vederti!Mamma sarà così felice!Lo sai che la prossima settimana sono in copertina su Vogue?Però io volevo gli abiti del servizio.. Come va in toscana?E mi hai portato quei sandali che ti avevo chiesto?.. Come al solito Francesca aveva iniziato l’ennesimo soliloquio al quale la sorella poteva solo fare da “auditrice”. Ma andava bene così. Voleva bene a quella che per lei era sempre la piccola peste, anche se era diventata logorroica ed aveva a 20 anni un fisico che le permetteva di fare quello che voleva con poco sforzo e molto guadagno. In più non sapeva resistere a quel sorriso fresco e luminoso. Era la sua cucciola - Si,ti ho preso i sandali. E anche qualcos’altro. Adesso muoviamoci però,ho voglia di rivedere mamma. Ma si può sapere dove hai parcheggiato? Se prima gli uomini si voltavano piacevolmente sorpresi,adesso lo facevano increduli di fronte a quelle due ragazze così diverse eppure con lo stesso sorriso negli occhi. |
Benvenuto nel mio Spaces!
Tucciowrote:
Ciao! sono Tuccio, webmaster di Illuweb Un mondo di illusioni ottiche (http://www.illuweb.it) Ho visto il link al mio sito tra i tuoi preferiti! Volevo ringraziarti del favore e volevo proporti uno scambio link: ho messo su anche il blog: Illuweblog, all'indirizzo http://lnx.illuweb.it/blog ,volevo sapere se ti andava di inserire anche il link al mio blog e di fare scambio link col tuo blog! Fammi sapere ok? P.S. Sul mio blog sulla destra c'è l'indirizzo per contattarmi! Grazie!
May 27
Pieu's Chatwrote:
Oct. 20
Errantementewrote:
Lo so, lo so... Ti sto invadendo lo space... Ma sei troppo forte, non ne posso fare a meno... Ma quando parliamo un po per piu' di un minuto?
Jan. 14
Errantementewrote:
Dec. 19
Errantementewrote:
Ciaoooo, scusa il casino... Cancella i commenti inutili...
Dec. 19
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