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    January 06

    ho perso il conto

    “Mamma!”

    “Ma si può sapere che ci fai dietro la porta?”

    Becca fissava stupita la madre che sembrava quasi essersi improvvisamente svegliata da un sogno ad occhi aperti.

    “Stavo..ero qui..il pranzo..è pronto”

    E senza aggiungere altro,Carla voltò le spalle alla figlia dirigendosi verso le scale.

    Arrivata al primo gradino si fermò voltandosi verso la figlia ancora ferma sulla porta della camera.

    “Becca,io ci provo. Ci provo da sette anni. Ma non riesco a non sentirmi in colpa. Non riesco a non pensare che avrei potuto evitarlo,che avrei potuto in qualche modo fermarlo. E il pensiero di dover partire domani,di dover rivivere tutto..è troppo per me.”

    “Sai benissimo che non è colpa tua. Sarebbe accaduto comunque. Doveva andare così e..”

    “Smettila!Mi sono sentita ripetere queste parole centinaia di volte da persone che spesso nemmeno conoscevano tuo padre. Sciacalli pronti a banchettare sul dolore altrui. Come sciacalli sono tutti quelli che dovrò incontrare domani. Cosa vogliono da me?Cos’altro vogliono da Victor?perchè non mi lasciano in pace?Perchè?”

    Il viso coperto dalle mani e i singhiozzi finalmente esplosi lasciarono Becca impietrita. Non aveva mai visto piangere la madre  in quei lunghi sette anni. Adesso all’improvviso si sentiva inadeguata a fronteggiare quell’ennesimo dolore. Ma lo stupore e la paura iniziali lasciarono presto spazio ad un caldo abbraccio alla madre. E mentre la teneva stretta a sé,Becca si chiedeva cosa intendesse dire la madre e perché, domani, era convinta di incontrare persone così terribili.

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    Dall’ingresso si sentiva una voce che aumentava insieme al rumore dei passi:”Ho la sensazione di esser la rompiscatole di famiglia,ma io vorrei tanto sapere perché quando dico che ho fame tutti spariscono..e poi magari si lamentano che mangio anche le loro porzioni!E non venitemi a dire che..mamma..che succede?”

    Francesca assunse un aria preoccupata arrivata all’inizio della grande scala in legno.In cima le due donne ancora abbracciate la guardavano con occhi lucidi.

    Asciugando le lacrime,la madre si rivolse alla ragazza:”Niente tesoro,pensiero triste,ma già mandato via.”

    “E’ per domani vero?Sei triste per domani.”Francesca adesso aveva un espressione cupa sul viso.

    “Non potranno farti nulla mamma. Ci saremo noi al tuo fianco e ci sarà anche Max. Adesso scendi,altrimenti si fredda tutto,vieni.”

    La madre guardò la figlia che le sedeva accanto e le fece un piccolo cenno. Si rialzarono insieme e scesero le scale raggiungendo la ragazza che con un sonoro bacio sulla guancia della mamma,aveva ripreso il consueto buonumore.

    “Fra,dopo pranzo io e te dobbiamo fare una chiacchierata”

    La richiesta di Becca non prevedeva ovviamente rifiuti e Francesca non aveva intenzione di contraddirla. Sapeva quanto fosse testarda la sorella e non aveva certo voglia di rovinarsi l’abbondante pranzetto che l’aspettava.

    Il pasto fu consumato in un clima di ritrovata serenità.L’allegria era tornata a far capolino,così come la curiosità di Carla nei confronti della figlia maggiore.

    “E allora?come vanno le cose nella mia bella Toscana?Lavoro?E quel bel gattone che avevi adottato?Stai con qualcuno?E il tizio delle persiane si è fatto più sentire?La sera mangi?”

    Becca giocherellava con il cibo durante la raffica di domande della madre assumendo via via espressioni diverse che a Francesca non sfuggivano,specie al “STAI CON QUALCUNO?”che appariva ogni due o tre domande completamente diverse. Ed era mentre la sorella più grande alzava gli occhi al cielo che la ragazza faticava a trattenere le risate dietro un tovagliolo color zafferano.

    “Mamma,va tutto bene,mangio,lavoro,Iron sta bene,le persiane funzionano e NO!non sto con nessuno. O forse si..chissà..”Il sorriso sornione accompagnato alla frase era perfetto per far spalancare gli occhi alla madre che tra il preoccupato e il divertito invocava un paio di Santi affinché sistemasse la testa ad almeno una delle figlie.

    “Certo,con me ormai ha perso le speranze,quindi ti tocca cara sorellona!”

    L’aria complice e divertita della ragazza fece capire a Becca di aver lasciato quelle due da sole per troppo tempo.

    Non riuscì a replicare raccontando alla madre del nuovo flirt della sorella perché il suono del campanello la interruppe.

    “Massimiliano!”

    Carla appoggiò velocemente il tovagliolo di cotone sul tavolo e si affrettò a raggiungere la porta d’ingresso,mentre le due ragazze si alzavano lentamente lanciandosi uno dei tanti sguardi di sfida che da piccole avevano imparato bene a sfoderare in simili momenti.

    “Brutta mostriciattola che non sei altro!Ti diverti quando mamma mi sfinisce,vero?Appena mi capiti a tiro però..”

    “Dovresti vederti. Fai delle facce!però dai,non dire a mamma di Simone. Ti prego ti prego sorellina preferita mia…”

    “Non mi convinci poppante!è inutile che usi il faccino da vittima. Ti conosco bene ormai,io non..MAX!”

    Alle spalle di Francesca era apparso un uomo alto e dal sorriso luminoso. La ragazza si voltò di scatto e corse a metter le braccia al collo del suo fratellone che ricambiò l’abbraccio cingendola con un solo braccio.

    “Sei sempre più bella,eh,Cica?e poi,possibile che state sempre a beccarvi voi due?Ma quando crescete?”

    Becca sorrise. Suo fratello era bellissimo. Il classico fratello per il quale riesci ad avere un sacco di amicizie,visto che tutte,più o meno spudoratamente,ambiscono a suo cuore.

    E a ragione. Massimiliano ha 32 anni. Enormi occhi neri,naso perfetto e viso definito. I capelli,neri anch’essi,oggi avevano un po’ più gel del solito e quindi un aspetto un po’ meno ribelle.

    Alto poco meno di 1,90,indossava un paio di jeans chiari e una semplice t-shirt blu che si intravedeva da sotto la giacca leggera. La borsa del portatile,lo zainetto con la sua inseparabile attrezzatura e un borsone griffato erano poggiati ai suoi piedi.

    “Adesso che ci sei anche tu,c’è più gusto a beccarsi!”

    “Quanto ti odio..vieni qui e abbracciami,testa buffa!”

    Becca gli fece una smorfia sorridente e lo abbracciò. In fondo era l’unico uomo che poteva chiamarla in quel modo.