Katia's profileOpen your eyesPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
October 16 nuovo spezzone“Tesoro, sei qui..”esclamò la madre con voce tremante. Si asciugò velocemente le mani nel grembiule giallo che indossava e corse ad abbracciare la figlia che la stava già stringendo con gli occhi da quando l’aveva vista. Francesca le sorprese così sulla soglia della cucina. “Mamma, finisci di stritolare la mia sorellina!Lasciala andare a fare un bel bagno e falla stendere un po’. Io ti aiuto con il pranzo”. Le due donne sciolsero l’abbraccio per guardare con occhi interrogativi la ragazza che intanto aveva indossato un paio di jeans e una maglietta che faceva la linguaccia. “Si, ok, magari non aiuto proprio, ma serve sempre il sostegno morale, no?” Il suo sorriso bambino finì per far ridere Becca e la madre, roteando gli occhi e scuotendo la testa, le fece segno di entrare in cucina. Saltellando e sorridendo allegra Francesca si rivolse alla sorella: “Bhe..almeno vi faccio ridere!” Mentre con una faccia buffa si stringeva tra le spalle e si rubò il gran bacio che la sorella non riuscì a non darle. E mentre Francesca entrava in cucina dando una pacca sul sedere della madre, Becca uscì dalla cucina fermandosi dopo pochi passi. Si voltò verso la madre che senza darle tempo di formulare la domanda annuì con la testa. “E’ sempre camera tua. Va pure.” Le scale di legno che portavano al piano superiore risuonavano dei suoi passi lenti. La camera che l’aveva vista bambina era sulla sinistra, accanto a quella dei suoi genitori. Rimase ferma con la mano sulla maniglia per qualche istante. Non entrava lì dentro da molti anni. L’ultima volta lo aveva fatto tra le braccia di suo padre che l’adagiava sul letto augurandole la buonanotte. Abbassò la maniglia d’ottone e lentamente spinse la porta verso l’interno. La colpì il profumo di fresco e la leggera luce che filtrava dalle persiane semichiuse. Una leggera brezza faceva muovere appena le tende chiare. Sua madre aveva riaperto quella camera per lei. Silenzio. Non sentiva più nemmeno il frinire delle cicale sugli alberi secolari. Ma sentiva il suo cuore. Forte dentro lei. Come impazzito. Le pareti con i disegni di lei bambina, gli scaffali ricolmi di libri d’arte e i due orsetti spelacchiati. La cesta con i giochi, le farfalle di stoffa e gli aironi di carta. E ancora foto, foto, foto. Occhi che scorrono in ogni angolo. L’africa, l’Amazzonia, la Thailandia, e un grande fiume. Margherite immortali tra le pagine di un libro, il Moleskine di suo padre sul letto. Respiro mozzato. Era ancora li. Nonostante fosse stato rifatto il letto, nonostante fossero passati 17 anni. Un respiro. Due. Occhi che si chiudono. E si riaprono per accarezzare la copertina nera. Becca si siede accanto al letto. Sente il cotone morbido del tappeto sulla pelle. Allunga la mano che trema visibilmente e prova un brivido sfiorando la copertina. E lentamente, come in trance, fa scorrere via l’elastico ormai sfibrato e che gira due volte attorno al piccolo volume. Il colore delle pagine è reso più vivo dallo scorrere del tempo che lo ha visto silenzioso guardiano di quella camera senza tempo. Ogni pagina ruba un battito, attrae lacrime calde. Poesie e disegni. Istanti impossibili da catturare con una macchina. Momenti consegnati nelle sue mani bambine attraverso tratti veloci di grafite. Un fiore, due passeri, una quercia e un gruppo di leoni. E parole. Raccolte ogni notte. Per lei. Poesie che raccontano eventi straordinari di una giornata che per il resto del mondo era ordinaria. Poesie di suo padre. |
|
|